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giovedì 27 giugno 2013


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lunedì 8 aprile 2013

venerdì 29 marzo 2013

Vigneti italiani bene rifugio del mondo finanziario
 
 
 
Dal Nord al Sud, ecco la nuova “capital map” del Vigneto Italia, sempre più oggetto di investimenti anche in tempo di crisi. Storicamente, a fare la parte del leone grandi gruppi finanziari ed industriali degli Stati Uniti, seguiti da Brasile e Russia, mentre aumenta l’interesse della Cina. Protagoniste del fenomeno anche star della musica come Sting e Mick Hucknall dei Simply Red.
l’Italia del vino, nonostante la crisi economica, continua ad attirare capitali, soprattutto dall’estero. I territori e le aziende del vino made in Italy si confermano realtà a cui il mondo finanziario ed imprenditoriale guarda ormai come ad un bene rifugio, paragonabile all’oro. Un fenomeno sempre più d’attualità, tra i tanti al centro del dibattito di Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del settore, di scena a Verona dal 7 al 10 aprile.
Il vino italiano, forte del successo legato all’export, è ormai primo per il rapporto qualità/prezzo, la ricchissima articolazione delle sue tipologie e l’immagine. E l’Italia resta decisamente il contesto migliore per fare business con il vino.
Per il professor Stefano Cordero di Montezemolo, direttore dell’European School of Economics di Milano e Firenze «queste tendenze dimostrano che il mondo del vino ha retto la crisi meglio di altri e lo ha fatto perché non è solo business, ma anche paesaggio, storia, popolo, cultura. I capitali stranieri possono essere un’opportunità per i territori se si creano disponibilità e apertura tali da contribuire alle trasformazioni richieste dalle moderne logiche della competizione in un settore che non può più vivere solo di qualità del prodotto».
Gli esempi di investimenti non mancano, sia da parte di grandi gruppi finanziari ed industriali più attenti all’aspetto produttivo, sia da chi guarda al valore aggiunto immobiliare e al patrimonio fondiario per costruire o ricostruire un’impresa vitivinicola tra le colline dei terroir più importanti. Basti pensare al passaggio, nel 2011, di due colossi come la toscana Ruffino nelle mani americane di Constellation Brands e la piemontese Gancia in quelle di Russian Standard Corporation. O a Soleya International Corporation di Panama che ha comprato Tenuta Oliveto a Montalcino, o ancora ad Alejandro Bulgheroni, imprenditore argentino del petrolio, neo proprietario di Poggio Landi a Montalcinoche ha anche acquisito la tenuta di Dievole nel Chianti Classico.
Dalla fine degli anni ’70, quando la famiglia italo-americana Mariani fondò a Montalcino Castello Banfi, sono state tante le realtà vinicole che, soprattutto, ma non solo, in Toscana, sono state protagoniste di un “capital gain” dall’estero, in particolare dal mondo anglo-americano, E’ stato l’americano Louis Camilleri, alla guida di Altria Group Inc, la holding che controlla il gruppo Philip Morris, ad acquistare, a Montalcino, villa & tenuta “Il Giardinello”, mentre La Porta Vertine di Gaiole in Chianti, dal 2006, è degli imprenditori americani Dan ed Ellen Lugosh e la cantina Capannelle di James B. Sherwood, fondatore del gruppo Orient - Express Hotels.
Ma i vigneti italiani hanno estimatori anche tra i big dello star system internazionale: in Toscana, tra il Chianti e il Valdarno, c’è Tenuta il Palagio dove, dal 2003, l’ex leader dei Police, Sting, produce vino. E un altro big della musica internazionale, Mick Hucknall, voce dei Simply Red, nel 2002 ha comprato vigneti in Sicilia dove ha creato la sua tenuta Il Cantante. Nel 2000 era stato invece Richard Parsons, ex ad della Time Warner ad acquistare la tenuta Il Palazzone a Montalcino.
Sono questi solo alcuni dei casi che raccontano l’appeal del vino italiano all’estero che oggi attira anche l’interesse delle economie emergenti. Come la Cina, che potrebbe arrivare. Se, infatti, diversi imprenditori o gruppi cinesi hanno già investito nel vino anche fuori dai confini nazionali, in Francia, ma anche negli Stati Uniti e in Australia, c’è da pensare che sia solo questione di tempo prima che il Celeste Impero pianti qualche bandierina pure nel Bel Paese.
MADE IN ITALY: E’ ALLARME SIMILGRANA, IMPORT RADDOPPIA IN 10 ANNI
 
 
Negli ultimi dieci anni sono raddoppiate le importazioni in Italia di formaggi simil-grana che fanno concorrenza alla produzione nazionale di Parmigiano Reggiano e Grana Padano a denominazione di Origine Protetta (Dop).
 I similgrana - rileva la Coldiretti - sono arrivati in Italia soprattutto dall’Europa a partire dalla Germania (8,3 milioni di chili) e dalla Repubblica Ceca (8,1 milioni di chili) anche se in forte crescita risulta essere l’Ungheria dalla quale sono giunti ben 2,7 milioni di chili pari al 10 per cento del totale delle importazioni. Volumi addirittura superiori di questi formaggi che spesso hanno anche una assonanza fonetica con quelli nazionali e sono purtroppo destinati a Paesi diversi dall’Italia, in Europa e fuori, togliendo spazio di mercato al Parmigiano e al Grana.
E’ imbarazzante notare - sostiene la Coldiretti - che nella realizzazione di questi prodotti di imitazione siano implicate spesso imprese italiane ed anche chi per ruolo avrebbe il compito di tutelare le denominazioni originali, dal quale dipende il futuro di interi territori e migliaia di allevamenti e caseifici. La somiglianza di tali codici doganali con quelli del Parmigiano-Reggiano e del Grana Padano (04069061), unitamente alla identica descrizione tecnica dei prodotti, crea una similarità fra prodotti caratterizzati, invece - sottolinea la Coldiretti - da diversa origine e qualità perché i similgrana non devono rispettare i rigidi disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea.
Il rischio è che - denuncia la Coldiretti - i similgrana vengano scambiati dai consumatori come prodotti Made in Italy perché vengono spesso utilizzati nomi, immagini e forme che richiamano all’italianità, ma anche perché appare il bollo Ce con la “I” di Italia se il formaggio viene semplicemente confezionato in Italia. Un inganno nei confronti del quale - conclude la Coldiretti - occorre immediatamente intervenire per salvaguardare il lavoro di migliaia di allevatori italiani impegnati in una produzione unica che rappresenta l’immagine del made in italy nel mondo.
Con la nuova legge sul doppio stabilimento per la produzione di mozzarella di bufala campana Dop si corre il rischio di distruggere la filiera e dare man forte a produttori disonesti che con la complicità di paesi esteri possono invadere il mercato internazionale con surrogati ingannevoli.
SALVIAMO LA MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA DOP



Un appello alla mobilitazione per salvare la mozzarella di bufala campana Dop. A lanciarlo è il Consorzio di Tutela, a seguito dell’approvazione del decreto che obbliga gli operatori inseriti nel sistema di controllo della Dop a produrre Mozzarella di Bufala Campana in stabilimenti esclusivamente dedicati a tale produzione. Un provvedimento che mette in pericolo la stessa sopravvivenza della mozzarella a marchio Dop, dal momento che da luglio (data in cui entrerà in vigore la legge) molte aziende si vedranno costrette alla scelta di abbandonare la Dop per dedicarsi alla produzione di formaggi non certificati, prodotti con latte bufalino anche di altra provenienza, di costo e di qualità inferiori.
“Salviamo la Mozzarella di Bufala Campana Dop” è lo slogan scelto per la petizione popolare. Ecco il testo completo dell’appello:
“I tesori si tramandano, non si distruggono. A causa di una legge assurda, la Mozzarella di Bufala Campana Dop è destinata a scomparire a partire dal 1 luglio. Aiutaci a salvare uno dei più grandi prodotti italiani. Aiutaci a non perdere un simbolo del Sud che lavora e che produce. Non permettere che le future generazioni non conoscano una delle cose più buone del mondo. Firma la nostra petizione”.
L’invito è rivolto a chiunque abbia a cuore il destino della mozzarella e della filiera bufalina: dai rappresentanti delle istituzioni agli chef, dai foodies ai consumatori.
“Sono già 44 le aziende aderenti al Consorzio di Tutela – fa sapere il direttore Antonio Lucisano – che ci hanno comunicato che dall’1 luglio non produrranno più mozzarella di bufala Dop, a causa dell’entrata in vigore delle nuove norme. Si tratta di aziende che rappresentano circa il 63 per cento della quantità di prodotto certificato. Inoltre sono tanti anche gli attestati di solidarietà che ci pervengono in queste ore. Tutti ci chiedono di fare ogni sforzo per salvaguardare il futuro di un prodotto unico. Per questo abbiamo ideato l’iniziativa, che stiamo diffondendo innanzitutto via web, chiedendo il massimo sostegno”.
È possibile firmare la petizione on line sul sito del Consorzio di Tutela
www.mozzarelladop.it e sui profili facebook (Fanpage: Mozzarella di Bufala Campana DOP) e twitter (@Mozzarella_DOP).

giovedì 14 marzo 2013


OLIO: PREMIO SIRENA D’ORO, SUL PODIO DOP GARDA, DOP CANINO E DOP SARDEGNA
 
 
 
Dop Garda, Dop Canino e Dop Sardegna gli oli vincitori dell’11ma edizione del Premio Sirena d’Oro, il concorso nazionale dedicato agli oli dop – e da quest’anno anche igp – promosso dalla Città di Sorrento in collaborazione con Unaprol e FederDop Olio.
Gli oli giudicati migliori nelle tre categorie del Premio – fruttato leggero, fruttato medio e fruttato intenso – sono stati resi noti nel corso di un convegno che si è svolto a Roma, presso la Sala delle Mercede di Palazzo Marini (Camera dei deputati), alla presenza del presidente della commissione Agricoltura della Camera, on. Paolo Russo, della sen. Colomba Mongiello dell’Ufficio di presidenza di Palazzo Madama, del sindaco e vice sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo e Giuseppe Stinga, del consigliere delegato della Regione Campania per l’Agricoltura, Daniela Nugnes, del presidente di Unaprol, Massimo Gargano, del presidente di FederDop Olio, Silvano Ferri, e del presidente dell’Aifo Piero Gonnelli.
Nella categoria fruttato leggero la Sirena d’Oro è stata assegnata all’azienda agricola Riva del Garda con la Dop Garda – Trentino, la Sirena d’Argento all’azienda agricola Tommaso Masciantonio con la Dop Colline Teatine, e la Sirena di Bronzo a Redoro Frantoi Veneti con la Dop Veneto.
L’Azienda Agricola Laura De Parri con la Dop Canino si è aggiudicata la Sirena d’Oro nella categoria fruttato medio. Nella stessa categoria, Sirena di Bronzo all’Azienda Biancheri con la Dop Colline Pontine e Sirena di Bronzo all’Az. Agricola Marfuga con la Dop Umbria – Colli Assisi Spoleto.
La Sirena d’Oro nella categoria fruttato intenso è stata attribuita alla Cooperativa agricoltori Valle del Cedrino con la Dop Sardegna. La Sirena d’Argento è stata vinta dall’azienda agricola biologica Titone con la Dop Valli Trapanesi. I Frantoi Cutretra con la Dop Monti Iblei – Gulfi si sono aggiudicati la Sirena di Bronzo.
Gli oli in gara in questa edizione sono stati 178, in rappresentanza di 37 aree dop e igp. I quindici oli ammessi alla selezione finale sono stati scelti da due giurie di preselezione con la partecipazione di 36 assaggiatori. Una giuria di 19 capi panel ha successivamente decretato i 9 oli vincitori.
La consegna dei premi avverrà a Sorrento, in occasione della terza edizione della Borsa Valori del Territorio, kermesse in programma dal 25 al 28 aprile, in cui gli oli dop e igp saranno protagonisti di percorsi enogastromici tra gusto, storia e tradizione.
Borsa Valori del Territorio



La "Borsa Valori del Territorio - vetrina dei prodotti tipici e degli oli dop" farà da cornice alla premiazione dei vincitori della decima edizione del premio Sirena d'Oro, il concorso nazionale riservato agli oli dop. La location  dell'esposizione è piazza Andrea Veniero, nella quale dal 28 aprile al primo maggio saranno allestiti stand che ospiteranno aziende dell’agroalimentare e i consorzi di tutela dell’olio dop. Tra gli appuntamenti in programma, un convegno sul tema “Dieta Mediterranea, cultura del territorio, cultura della salute”, degustazioni guidate di prodotti tipici, giochi di didattica e comunicazione rurale destinati a bambini, famiglie e turisti, momenti di spettacolo, e un evento speciale che vedrà protagonisti gli chef della penisola sorrentina. La Borsa Valori del Territorio è quest'anno dedicata alla Dieta Mediterrena. Un omaggio al modello nutrizionale che l'Unesco nel 2010 ha proclamato quale patrimonio immateriale culturale dell'umanità. Di questa "cultura" mediterranea, costituta da un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, la costiera sorrentina è tra i modelli di riferimento con i suoi prodotti tipici e le sue specialità culinarie.